Chi sono Io?

Chi sono Io?
la via della meditazione e dell'Intensivo di Illuminazione

17 maggio 2018

Sono qui nella mia umanità

Non cerco più l'Assoluto,
non guardo più fisso in Cielo,
non cerco più riparo nel Silenzio,
non tengo più gli occhi chiusi.

Per anni sono rimasto su un piedistallo, non toccato dal mondo e dai suoi movimenti umani.
Ora sono sceso giù, sulla terra, nella mia umanità.
Gli occhi sono aperti, guardo intorno a me, guardo me, nella mia semplice umanità.
Mi sveglio la mattina e non chiedo più di vivere una giornata felice e serena. Chiedo di vivere la mia giornata, quella che verrà, con le sue luci e le sue ombre.
E così vivo. Resto presente a me stesso e a ciò che accade dentro e fuori. Osservo i miei piccoli e grandi movimenti umani; le paure, le invidie, la rabbia, la tristezza, la gioia, l'amore...
Resto presente a tutto ciò che appare. Cerco di guardarlo con amore, con compassione, consapevole che sono anche questo, che questo non è sbagliato, non è da curare o da guarire.
Non cerco più di cambiare, di essere migliore. Sto in ciò che sono, dove anche i limiti e le piccolezze sono visti e accolti con amore.

Non è sempre facile farlo. Anzi... spesso mi sento contrarre dentro, vedo come mi chiudo, come mi ritiro, come mi separo e mi difendo. Ma, diversamente dal passato dove fuggivo sul mio piedistallo, ora sto qui, di fronte a ciò che mi arriva, e me la vedo da solo, con me stesso. Me la vedo fin quando c'è da vedere, fin quando la Vita è soddisfatta e torna a sorridermi benevola.

Sto imparando che i temporali passano, e che anche quando sono al culmine, dietro c'è sempre il sole che risplende indifferente.
Sto imparando a conoscere la mia umanità. Ho perso le ali e con esse il desiderio di toccare il Sole come Icaro. Ora tocco me stesso, tocco la persona che incontro, tocco un fiore come un secchiello di terra, e mi lascio toccare, o almeno ci provo, da ciò che arriva dalla Vita.

Cado e mi riazo, cado e mi rialzo ogni giorno, più volte. E imparo.
Imparo a stare con me stesso, in quella solitudine che è di tutti, anime che fanno la loro strada, che inciampano, cadono e si rialzano. Mi prendo momenti durante il giorno in cui sto da solo con me stesso. Faccio una passeggiata, oppure mi siedo su un muretto, e sto fermo lì, in ascolto di me, e mi vedo ciò che mi devo vedere, senza chiedere sconti o favori.
E così spesso la Vita mi sorprende, perchè dopo un momento delicato e difficile arriva un'apertura del cuore, una gioia commovente, e tanta, tanta gratitudine. 

Ringrazio la Vita per avermi portato giù. Ringrazio quest'Anima che ha scelto di rompere l'illusione per essere più vera e autentica. Ringrazio me stesso perchè sto qui nonostante tutto.


01 maggio 2018

Segui il Cuore

Segui il cuore...
sta diventando sempre più un imperativo. 
Sulla soglia dei cinquant'anni mi ritrovo a fare i conti con ciò che ho messo spesso da parte, ciò che non ho ascoltato come avrei dovuto, ciò che non ho seguito quando chiamato.

Non ho rimpianti. Rifarei esattamente tutto quello che ho vissuto, ma ora il richiamo è più forte, più inderogabile, più imperativo.

Segui il tuo cuore.
Mi raccolgo intimamente, mi apro all'ascolto, al sentire profondo, e percepisco qualcosa che riconosco molto intimo e vero, autentico. E' il Cuore. Non è un sentimento, è un riconoscimento.
Riconosco la parte di me più autentica, quella che è rimasta sotto coperta mentre fuori rispondevo a questo mondo illusorio, alle aspettative, ai bisogni, all'approvazione, al dolore.
E gli anni sono passati. Se da giovane 'dovevo' rispondere al mondo, ora devo rispondere alla chiamata del mio cuore.
Non posso più non ascoltare. Non posso più muovermi senza questa intima connessione con il cuore. Non posso più andare dove l'anima non mi segue. Soprattutto, non posso più non sentire il suo richiamo, la sua voce che da sempre sussurra e indica la direzione.

Ascolto il cuore, e sorrido perchè sento che lui sa, lui ha già scelto. Mi resta di seguirlo, silenziosamente, umilmente, mettendo da parte tutto il resto, tutto ciò che non conta per la Vita.

Fino ad oggi ho vissuto rispondendo la mondo. Ora sono chiamato a rispondere al Cuore.

10 aprile 2018

Amore Risvegliato

La maggior parte delle persone usa le relazioni affettive per dormire, per dormire insieme.
Cullati da quell'amore che ci fa sentire a casa, che ci riporta in quel momento magico di fusione con la mamma, ci addormentiamo e sognamo fantasie.
E poi accade. Un giorno ci svegliamo e ci rendiamo conto che abbiamo sognato. Avviene di solito con la rottura di quella relazione, l'ennesima rottura.
Solo che noi vogliamo tornare a dormire, e così cerchiamo disperatamente un'altra relazione per sognare ancora.

L'Amore deve risvegliare, non addormentare.
Nel partner non devo vedere le mie proiezioni e fantasie, ma me stesso, le mie parti oscure, nascoste, ferite, negate.
Devo attraversare con lei un mare in tempesta, incontrare i miei mostri di profondità e proprio con lei affrontarli e sconfiggerli. E la stessa cosa deve accadere a lei. Lungo il viaggio prendiamo via via coscienza di ciò che siamo, nella nostra semplice e umile umanità. Perdiamo i giochi e le strategie che abbiamo costruito sull'amore, ci apriamo alle nostre ferite e vulnerabilità, diventiamo consapevoli delle infinite fantasie e aspettative che abbiamo sull'amore; in sintesi, il nostro ego va in pezzi mille e mille volte ancora, e alla fine finalmente diventiamo reali. 
Se superiamo questi abissi, allora davvero si aprono le porte per un viaggio ancora più profondo nella verità di ciò che siamo, nella nostra Luce. Quell'amore ci risveglia a noi stessi.

Una relazione risvegliata, come dicono tanti maestri di vita, è il modo più intenso per risvegliarci a ciò che siamo veramente, e questo non avviene perchè ci perdiamo nell'amore ma perchè ci ritroviamo, perchè in quegli occhi vediamo noi stessi, in quell'amore amiamo noi stessi.



09 aprile 2018

Incontrati

Incontrati. Non avere paura.
Passiamo vite intere ad evitarci, a non sentire, a guardare da un'altra parte.
E non ci rendiamo conto che tutta la vita è il nostro specchio, che ogni persona che incontriamo, ogni evento che viviamo, ogni cosa che ci si para davanti, siamo noi.
Io sono mio figlio che non vuole fare i compiti, mio padre che mi chiede ansioso 'come va?', la persona che mi prende il parcheggio, la donna di cui mi innamoro, la persona che non voglio incontrare.

In verità mi incontro tutto il tempo, ma non mi riconosco. Mi illudo di un mondo là fuori che in realtà non esiste se non come mia proiezione.
Faccio così perchè essenzialmente ho paura di incontrarmi per davvero. Ho paura di quello che ho dentro, del caos che tento di gestire con tutte le mie forze.
Ho paura dei sentimenti che porto con me, delle ferite, delle vulnerabilità, del dolore ancora non risolto. Ma ho paura anche della luce, dell'amore, dell'apertura e della sensibilità del mio essere.

Eppure arriva un momento in cui la Vita ci chiede, ci spinge, ci urla addosso di incontrarci.
Quel momento arriva per tutti, nessuno escluso. E quando arriva abbiamo la meravigliosa opportunità di conoscere davvero ciò che siamo, togliere la corazza che non ci fa sentire, che ci tiene lontani e separati, e cominciare a sentire veramente, a vivere veramente.

E lì ci incontriamo. Lì vengono a galla parti di noi rimosse da tempo, negate, rifiutate, dimenticate. Lì scopriamo parti di noi che da tempo chiedono di essere viste e accolte.
Sì, accolte con compassione, con amore per noi stessi.
Non siamo sbagliati, non c'è da condannarsi. C'è solo da incontrarsi, prendersi per mano, guardarsi negli occhi, e accogliere, accogliere, accogliere. Non devi fare altro. Non c'è nulla di sbagliato, nulla da correggere, nulla da rimediare. Solo osserva ciò che emerge e accoglilo nel cuore.

C'è un mondo intero dentro di noi che ci chiama. Ci fa paura perchè non lo conosciamo e temiamo che non ce la faremo, ma nessuno soccombe a se stesso. Può essere difficile, lungo e faticoso, ma alla fine ciò che incontriamo è semplicemente la nostra umanità, il nostro essere semplici esseri umani in cammino.
Incontrarci vuol dire diventare uomini e donne; non più bambini innocenti, ma individui maturati e maturi, integri e integrati, completi e totali nel nostro essere.

04 aprile 2018

'Giacomo' non è mai esistito

Sto andando nel parcheggio in piazza per prendere l’auto. L’Intensivo di Illuminazione è finito e mi sento molto aperto ma anche ‘strano’, come se dovesse accadere qualcosa, o forse qualcosa è già accaduto ma non ne ho ancora preso coscienza.

Arrivo nella piazza del paese e improvvisamente mi fermo, folgorato da una comprensione profonda che non giunge dalla mente: ‘Giacomo’ non è mai esistito.
Non è che ‘Giacomo’ non esiste, o non esiste più. No. ‘Giacomo’ non è mai esistito.
Come il personaggio di una storia, nel momento in cui ripongo il libro nella libreria tutto scompare. Quel personaggio, così vivo mentre leggevo scompare appena metto via il libro, come se non fosse mai esistito.

Così vivo in quella piazza davanti all’auto: ‘Giacomo’ e tutta la sua storia non sono mai esistiti.

Sono passati alcuni giorni, e rimane una forte e precisa sensazione di impersonalità. Non riesco a riferire ciò che accade a qualcuno, ad un’identità centrale, a ‘Giacomo’. Tutto accade senza un centro, in uno spazio più grande e totalmente impersonale.
Mi sento ancora stordito, come se ci fosse un tentativo di funzionare come prima ma questo non accade. C’è un ‘profumo’, una sensazione di come dovrebbe essere, un po’ come quando nella metafora del libro una volta riposto in libreria, per un po’ nell’aria rimane la storia appena letta, come un profumo, che scompare piano piano non lasciando più tracce.
Così mi sento. Tutto accade ma non viene riferito a qualcuno. Non c’è un centro, un soggetto che fa esperienza. Non c’è un senso di tempo che scorre; passato e futuro sono inesistenti, così come è inesistente tutto ciò che veniva riferito a ‘Giacomo’. Tutto è molto più lento, forse perché sono ancora stordito da questo, o forse perché senza un centro la vita scorre con un ritmo più naturale e spontaneo.
Ho bisogno di andare piano, di seguire un ritmo diverso. Se accelero mi gira la testa e fatico a respirare.
Resta che tutto continua ad accadere contenuto in qualcosa di più grande e completamente impersonale. Non c'è un centro, come nel cielo dove le nuvole vanno e vengono.